La Storia delle ACLI in Olanda

di Andrea Mantione (Presidente ACLI OLanda)

La prima constatazione che viene da fare é che noi, ACLI,  siamo, nei Paesi Bassi, uno dei pochi (o forse l’ unico) sodalizio ancora attivo tra tutte le associazioni nazionali dell’ emigrazione che hanno battuto da protagonisti, negli ultimi 60 anni, la strada della partecipazione. Siamo i superstiti di un cammino glorioso che é partito – nel caso nostro – nel 1965 grazie ad un’ intesa tra le ACLI ed il sindacato cattolico olandese, il KNVB, intesa nata durante le assemblee della Confederazione Mondiale del Lavoro (CMT) a Bruxelles, dove le ACLI, già convinte della propria vocazione internazionalista, collaboravano a pieno titolo, se pure da esterne, alle iniziative dei sindacati cattolici del mondo intero.  Erano iniziative miranti al miglioramento delle condizioni del lavoro dei migranti e per quelli in Europa, al miglioramento delle protezioni giuridiche sul soggiorno, sui ricongiungimenti familiari e sulle protezioni previdenziali, all’ inizio soltanto indicate dal trattato di Roma ma sulla cui applicazione gli stati europei erano molto, ma molto restii.

Ciò sembra una vecchia favola o racconti che vengono da lontano, no amici miei, questa è la nostra storia.

Quando le ACLI aprirono ad Haarlem il loro primo ufficio nel 1965 ,  erano già presenti con organizzazioni proprie in Germania, Svizzera, Francia e Belgio . Poi, pian piano, la domanda di ACLI le ha portate ad organizzare presenze in tutti i paesi del mondo dove consistenti erano e sono le comunità di emigrati italiani.

Il nostro percorso nell’emigrazione dei Paesi Bassi non é stato facile. Abbiamo lavorato sempre duramente su tutto quello che é stato possibile  cambiare, sorretti dalla fondamentale forza della solidarietà e da tanta determinazione.

Di persona, noi delle ACLI in Olanda, ci siamo fatti arrestare al punto di frontiera tra  Olanda, Belgio e Germania, per portare all’ attenzione di autorità ed opinione pubblica, la questione del permesso di soggiorno,  che secondo noi – nel quadro dei principi della libera circolazione in Europa dei lavoratori e delle loro famiglie – era un controsenso giuridico. E al clamore mediatico di quei giorni indimenticabili ha fatto piano piano seguito l’ abolizione definitiva del permesso di soggiorno per i cittadini membri dei paesi dell’Unione.

Noi abbiamo fatto una scelta: siamo una organizzazione di lavoratori cattolici che chiede al paese dove viviamo, di mettere al centro del rapporto con i cittadini, la difesa degli interessi di ogni persona e di ogni famiglia.

In Olanda viviamo una situazione secondo me peculiare, diversa da quella degli italiani nel resto dell’ Europa. Le statistiche dicono che quí vivono  poco piú di 40 mila cittadini con la nazionalità italiana.

Questo è certamente un numero considerevole, pari a quello di un bel paesotto o di una pittoresca cittadina italiana. Peró – e sono ormai tanti anni – non vantiamo piú notevoli concentrazioni nello stesso luogo. Siamo sparsi a pioggia sul territorio, solo ad Amsterdam ed a Rotterdam superiamo il migliaio di residenti e siamo tanti anche nel Twente e nel Limburgo, ma divisi in molti comuni.

Le associazioni – tra le quali i vecchi CRLI,  praticamente tenuti in vita con i finanziamenti dai comuni – sono sempre state al nostro fianco nel percorso verso la partecipazione e la conquista dei diritti. E tanto  é stato fatto. Nel 1983, premendo sui partiti e sui sindacati, abbiamo ottenuto il diritto di voto alle elezioni comunali. I piú anziani di noi ricordano che le ACLI sono state alla base della nascita della LIZE ,anche se sotto un altro nome (SLOBA), il cui primo presidente fu uno di noi, il vecchio Aclista e direttore del Patronato, Salvatore Renzullo.

Abbiamo fatto pressioni su decine di comuni per sostenere le nostre associazioni in  loco a prender posto nei comitati comunali per stranieri. Siamo stati chiamati a far parte delle consulte sindacali per i lavoratori stranieri – prima del NKV e poi dell’ NVV.

Poi, pian piano, con la fine dei finanziamenti del comune e con il mancato rinnovamento interno, la maggior parte dei CRLI sono scomparsi e con essi se ne sono andate anche le altre grandi associazioni nazionali con le quali avevamo lavorato fianco a fianco per decine di anni. Di quei CRLI ne restano alcuni, sopratutto nel Twente, nel Limburgo e nel Gelderland che sopravvivono tra mille diffcoltà per tenere alta la nostra bandiera di italiani organizzati in  Olanda.

All’ inizio degli anni ’80  chiedemmo noi al nostro Ministero degli Esteri attraverso la Nostra Ambasciata, di finanziare il progetto di un’ inchiesta scientifica per capire le ragioni del palese ritardo degli italiani nel processo dell’ integrazione e l’ Università di Amsterdam, sotto la responsabilità del prof. Hans Vermeulen, che svolse l’ inchiesta, concluse che la maggior parte dei divorzi  e quindi il primo freno all’ integrazione, era da attribuire al conflitto tra i coniugi sulle priorità educative verso cui indirizzare i figlioli, che secondo le madri dovevano prima di tutto essere olandesi e secondo i padri,  italiani.

Dal 2002 la nostra sede si trova ad Utrecht, bella città fiamminga al centro dell’Olanda, da dove cerchiamo di coordinare i nostri circoli, e da dove cerchiamo di incentivare l’aggregazione giovanile, sempre nel rispetto e riconoscimento, che si deve  agli anziani, cui tanto deve in nostro movimento.

Un accenno particolare si deve al nostro Patronato, che in tanti anni ha sempre aiutato migliaia di connazionali e continua a farlo con intelligenza, preparazione e dedizione.

Di fatto, non é semplice oggi individuare un cosciente livello di integrazione della maggior parte degli italiani di prima generazione – e che poi sono ancora oggi la stragrande maggioranza della nostra comunità.

Gli olandesi dicono che siamo integrati, forse perché facciamo sentire poco la nostra voce d’ assieme, forse perchè non creiamo problemi alle autorità locali. Noi diciamo che ci siamo adattati, forse un poco assimilati, gli integrati sono, per fortuna, i nostri figli che la società locale ha promosso senza nessuna discriminazione ai massimi livelli scolastici e poi lavorativi.

Il nostro Movivento non solo è stato sempre attivo nelle rappresentanze della comunità, come Coascit, Comites, Lize etc, ma spesso ne è stato artefice della loro nascita. Siamo stati sempre, sia come movimento, sia con l’aiuto dei nostri servizi, vicini e di sostegno, quando c’è stato bisogno di collaborazione alle nostre autorità diplomatiche-consolari, ma principalmente e ancor di più nei momenti di bisogno siamo stati vicini e solidali alla nostra gente, per aiutarla, stimolarla e cercare soluzioni ai molteplici problemi che giornalmente incontriamo nel nostro essere italiani in Olanda. Lo abbiamo fatto, lo facciamo e contnueremo a farlo, non solo perchè questo sia la nostra missione, ma essenzialmente perchè lo stare vicino alla gente e specialmente a quella più bisognosa credo sia insito nel nostro DNA di Aclisti.